RISCOPERTA DI UN GIOIELLO

Image Ogni spedizione finalizzata alla raccolta di pesci, porta ad un massimo punto di gratificazione e talvolta se sei fortunato più di uno. Non potrò dimenticare la raccolta di pesci arcobaleno lungo il Misool Melanotaenia misoolensis dopo due ore di escursione nelle terre cocenti di caldo tropicale della Penisola del Bird’s Head, nel 1999. Né la memoria si è sbiadita quando penso alla vista di…

di Mark Allen

 

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Mark e Philip con la senna in un punto potenzialmente popolato di pesci. Foto di G. R. Allen 

 

Ogni spedizione finalizzata alla raccolta di pesci, porta ad un massimo punto di gratificazione e talvolta se sei fortunato più di uno. Non potrò dimenticare la raccolta di pesci arcobaleno lungo il Misool Melanotaenia misoolensis dopo due ore di escursione nelle terre cocenti di caldo tropicale della Penisola del Bird’s Head, nel 1999. Né la memoria si è sbiadita quando penso alla vista di quel branchetto libero dei delicati “Mitchell Gudgeons” Kimberleyeleotris hutchinsi, sotto una piccola cascata, mentre nelle acqua del fantastico fiume Mitchell, nel Nord WA, con la maschera da sub, riprendevo alcune meravigliose specie fotogeniche, ancora prima nel 1998. O ancora, il momento di grande rilievo di un recente viaggio di raccolta nel sistema fluviale del Fly River in Papua Nuova Guinea, fu l’incontro con il bel Glass Blue-eye Kiunga ballochi.

Barry Crockford scrisse un breve articolo sulle specie per “Fishes of Sahul” già nel 1977 e un’eccellente foto di Neil Armstrong del pesce abbelliva la copertina di quel volume. Nell’articolo Barry descrisse come portò la prima partita per acquari dal PNG all’Australia, con il racconto della prima scoperta e raccolta ad opera di mio padre (Dr. Gerald R. Allen) nel 1982 (Crockford 1997). L’articolo si concludeva con la notizia nefasta che l’intero stock, eccetto che per un pesce dato a Neil (N. Armstrong, pers. comm.), andò persa nell’incendio delle foreste, del Giorno delle Ceneri del 1983 che distrusse la serra e la casa di Barry. Così si concluse la breve apparizione della specie nel mondo dell’hobby dell’acquario. Eccezion fatta per l’articolo di Barry, la descrizione scientifica originale (Allen, 1983), e un riferimento ad un viaggio di raccolta di Heiko Bleher nella regione Kiunga nel suo periodico Aqua Geõgraphia (Bleher, 1994), poco e niente fu pubblicato su questo pesce.

Nelle settimane del viaggio nel Fly River nell’Agosto del 2007, papà mi raccontò una storia in cui si parlava di Heiko. Mi fu rivelato che durante un altro viaggio di raccolta nella regione del Kiunga nel 2003, Heiko non riuscì a trovare il Kiunga ballochi, malgrado gli sforzi di attenersi agli indizi, e alla zona in cui papà li aveva originariamente trovati numerosi nel 1982. Essendo stato questo l’esito, insieme ad altri quattro viaggi, alla ricerca di questa specie, Heiko, comprensibilmente, arrivò alla conclusione che questa poteva considerarsi una specie estinta in natura. Nota aggiuntiva a questo racconto: nel corso della ricerca infruttuosa di questo “ballochi”, Heiko attualmente ha fatto l’importante scoperta della seconda specie del Kiunga (K. bleheri). Ammaliato e avido di saperne di più, ho consultato la descrizione originale del Kiunka bleheri (Allen, 2004) e la retro-copertina del giornale risaltava una foto del Kiunga  ballochi. La foto era corredata di una descrizione: “..una bella specie ormai estinta in natura”.

 Queste parole estratte dalla descrizione di Heiko erano per me una palese rivelazione della frustrazione che doveva aver sentito, sparito il suo sogno di ripescare questa specie in natura, malgrado avesse profuso un impegno clamoroso, e mi rimasero impresse.

 

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Il resto del team, da sin. a des. Philip Atio, Gerald Allen e Andrei Storey. Foto di M. Allen 

 

Trascorsa una settimana raccogliendo pesci nel bacino centrale e basso del fiume Fly, stavo pensando fortemente a quanto era imponente il 23° più grande sistema fluviale del nostro pianeta. La quantità di acqua che affrontavamo era sbalorditiva, e la stagione era considerata quella della “secca”. Piogge persistenti fuori stagione nel bacino fluviale avrebbero causato una crescita veloce e imponente del livello delle acque, e avrebbero incrementato notevolmente la velocità delle acque del canale principale del fiume. Nelle aree inondate si può anche non far caso al fatto che degli affluenti possano aver trovato lo sfogo dritti verso il mare, tanta era la vastità della superficie delle acque. Era incoraggiante vedere così tanta acqua dolce, ma allo stesso tempo un velo di dispiacere per la situazione triste che dovevamo affrontare tornando in Australia a casa, che stava invece soffrendo una delle peggiori siccità mai registrate. Come ogni collezionista di pesci sa, molte condizioni di acque in piena e con correnti sostenute, equivalgono ad un lavoro duro ed estenuante se si ha l’intento di trovare e raccogliere pesci. Ho pensato che siamo andati eccezionalmente bene, emersi dal bacino centrale e basso del Fly River con oltre 40 differenti specie  raccolte e fotografate sotto la nostra cintola. Era il settimo giorno del nostro viaggio comunque, dopo il secondo consecutivo giorno di tentativo fallito di trovare qualcosa di diverso nella piana inondata, quando fu presa la decisione di tornare nella città di Kiunga, dove potevamo tornare sulla strada, e trovare degli specchi d’acqua limpida da campionare nell’alto Fly. Innanzitutto abbiamo trascorso una mattina proficua, campionando corsi d’acqua lungo la Kokonda Road, alle porte della città, che ha raggiunto il culmine con la cattura della seconda specie Kiunga (K. bleheri), nello stesso punto in cui per primo Heiko la scoprì nel 1991. Non è stato facile catturarla, né possiamo dire che erano numerose, a causa dell’inondazione, corrente e condizioni torbide dell’acqua, ma era un ritrovamento incoraggiante. Catturammo inoltre delle graziose Melanotaenia sexlineata e giovani esemplari di Glossamia trifasciata, tra le altre specie.

 

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I corsi d’acqua del Fly scorrevano veloci e torbidi. Foto di M. Allen 

 

Incoraggiati da questi successi, papà ha deciso che era il caso di accertarsi personalmente dell’effettiva ‘estinzione in natura’ del Kiunga ballochi. Mentre io sostenevo la speranza che l’avremmo trovato, la mia fiducia veniva intaccata da quello che sentivo dai nostri compagni di viaggio: Dr. Andrei Storey (in passato facente parte del Ok Tedi Mining Ltd Enviromental Department e successivamente relatore all’Università della Western Australia) e Philip Atio (del team OTML ambientale) non erano riusciti a localizzare la specie in una precedente relazione sulla biodiversità dell’area pochi mesi prima. Papà, d’altro canto, era più ottimista. Apparentemente erano così abbondanti nel 1982 quando furono scoperte per la prima volta, che semplicemente non ci poteva credere che le cose fossero cambiate così tanto nel corso di 25 anni. Sicuramente il pesce non era per sempre perduto…o si?

 

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Trasferimento della delicata cattura in un sacchetto ossigenato. Foto di G. R. Allen 

 

L’estinzione sembrava ormai la possibilità più plausibile dopo il secondo giorno di raccolta, quando tornammo al campo base senza “ballochi”. Eravamo electro-shocked e pescammo con la senna in ogni possibile corso d’acqua che attraversava il Kiunga-Tabubil Highway senza nessun risultato ed ci consolammo  godendoci i colori brillanti dei Melanotaenia goldiei, Pseudomugil novaequineae, Mogurnda cingolata e un notevole esemplare di Melanotaenia splendida rubrostriata (~16 cm totale di lunghezza).

 

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Melanotaenia goldiei. Foto di M. Allen 

 

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Pseudomugil novaeguineae. Foto di M. Allen 

 

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Porochilus obbesi. Foto di M. Allen 

 

Arrivammo alla conclusione che parte delle ragioni dei nostri insuccessi nel trovare il “ballochi”era che non conoscevamo le esatte coordinate della località originaria. Stupidamente, ho dimenticato di portare da casa una copia della descrizione originale contenente le informazioni fondamentali, così contattai mia moglie Lina via e-mail nel Perth chiedendole di trovare il foglio nella libreria di papà (un’altra impresa) e trascrivere tutte le informazioni utili per trovare e localizzare il pesce. Lina rispose la sera, riscrivendoci tutte le informazioni vitali contenute nel plico (vedi Allen, 1983) incluse quelle relative alla località e alla descrizione dell’habitat, longitudini e latitudini delle due località di ritrovamento. Quasi per schernire gli sforzi di due giorni, nella descrizione originale, vi era riportata questa linea: “…ritrovati in numerosi branchi, facili da pescare”. Questa nuova informazione rinnovò la nostra speranza, ma papà ricordò che le sue misure di longitudine e latitudine erano riportate in una mappa topografica pubblicata prima che si costruissero le strade. Erano quindi dati contenenti le intuizioni più verosimili del tempo. Ricordiamo i bei tempi prima dell’arrivo del GPS?  

I giorni successivi ripartimmo lungo la strada a nord di Kiunga, alla ricerca della nuova località (o vera località), ma questa volta con una stima approssimativa in base alle nuove coordinate che erano state elaborate dal GPS di Andrew. Dentro di me cercavo di reprimere le mie aspettative, malgrado il nostro assistente Philip era pervaso da un grande ottimismo dettato dagli sforzi compiuti. All’inizio della missione lui esclamò: “Oggi troveremo il Kiunga ballochi, ne sono sicuro”…

Solo un’ora dopo il veicolo andava a passo d’uomo, mentre eravamo tutti concentrati sul bersaglio della nostra avventura. Con un collettivo sbigottimento nel punto localizzato si trovava un ruscello. Era questo il punto in cui papà aveva raccolto la specie 25 anni fa? Era sicuro che le cose erano cambiate in questa parte del mondo dal 1982. Papà ci disse che prima della mia escursione, quella attuale, la popolazione era scarsa, la foresta pluviale era inviolata e ovviamente i pesci erano in abbondanza. Adesso era l’esatto opposto: la popolazione umana era letteralmente esplosa, e i segni dei disastri ad opera dell’uomo evidenti (es.: deforestazione, campi di coltivazione, piantagioni di palme sago) , erano dappertutto. Molti corsi d’acqua che attraversavano la strada erano stati alterati e strozzati.

Non faceva eccezione quel ruscello che avevamo ritrovato e che guardavamo fissi, circondato da piante di palme sago. Imperterriti, io e Philip prendemmo la senna circondando un punto della corrente, ma la raccolta fu senza Kiunga. Immediatamente un gruppo di persone del vicino villaggio venne incuriosita a vedere cosa stava succedendo. Philip spiegò loro cosa cercavamo, dettagliando la storia dell’elusivo “ballochi”. Un bel teatrino, che stizzì l’interesse della gente del posto. Si sentiva una patina di fierezza nell’aria tra quella gente, che scopriva improvvisamente di vivere in un posto in cui vi era un pesce raro e importate.

Philip chiese agli uomini, per conto mio, dove si poteva trovare un tratto di ruscello meno danneggiato e accessibile a piedi nei dintorni. Loro fecero un cenno col capo e li abbiamo seguiti al villaggio fino all’area che usavano per bagno e lavaggio.

Se da una parte era un’area migliore di quelle ritrovate lungo la strada, dall’altra eravamo lontani dalle indicazioni originarie. Abbiamo comunque buttato giù le reti fino in profondità in quello specchio d’acqua e circondate le rive erbose. Ancora una volta niente, sebbene eravamo riusciti a pescare incredibili esemplari di Melanotaenia sexlineata con un turchese iridescente e una luminescenza dorata, come il primo Porochilus obbesi del viaggio. Niente male, ma ancora niente “ballochi”.

 

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Un’abbagliante e grosso esemplare di Melanotaenia sexlineata. Foto di M. Allen

 

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Gudgeon Blue-spotted Morgunda cingolata. Foto di M. Allen

 

L’altro punto si rivelò infruttuoso. Non c’erano altri indizi su altri corsi d’acqua più grandi nei dintorni, solo un esiguo rivolo che scorreva tra le palme di sago. Gli eventi si stavano rivelando negativi e in macchina c’era aria di sconfitta. “Delimitato da numerosi piccoli ruscelli situati a circa 30-50 km a nord di Kiunga…”, suggerivano le note dell’originaria descrizione di papà. E’ un buon pezzo di terra, e lungo la strada ne ho contati a dozzine che corrispondevano a questa descrizione.

Dopo quel triste fallimento relativo alle due locations siamo tornati indietro di 30 km e abbiamo setacciato metodicamente ogni corso d’acqua incontrato. La frustrazione cresceva ruscello dopo ruscello, alla ricerca del nostro “ballochi”. Usciti con la luce del giorno siamo arrivati ad uno dei ruscelli più carini che avevamo eluso inizialmente a causa della presenza di bagnanti del posto. E nuovamente il posto era frequentato da un gruppo di donne e bambini del posto, che  facevano il bucato, ma eravamo disperatamente presi dall’idea di trovare l’esatto punto originario di pesca, così ci siamo introdotti ed educatamente ci siamo presentati, spiegando loro l’obiettivo della nostra presenza, che ovviamente ha suscitato la loro caratteristica allegria.

Philip e io osservammo la scena e studiammo una strategia di pesca con la senna. Il ruscello convogliava in un canale sotto la strada, in uno stagno roccioso, profondo fino all’altezza del torace, fino ad un canale sotterraneo e una curva netta tutt’intorno, sopra una rapida poco profonda, per finire nell’impenetrabile foresta pluviale.

L’acqua era leggermente torbida e la corrente era rapida. Nei pressi di quella curva rapida, uno specchio d’acqua che inondava prati e felci aveva tutte le caratteristiche di un punto in cui potevamo ritentare con maggiore fortuna, visto che era una descrizione simile a quella che illustrava l’habitat in cui trovammo il “bleheri” pochi giorni prima. Siamo entrati nel ruscello e posizionata la senna a circondare l’acqua ferma, delimitando la parte bassa della rete, togliendo ogni ostacolo per la pesca tra la vegetazione prima di tirarla su. Eravamo tutti concentrati su quel punto di pesca, punti che diminuivano sempre di più, soprattutto acqua con quelle caratteristiche; cercammo quindi anche in basso le cose più piccole – qualcosa di diverso.

 

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Iriatherina werneri. Foto di M. Allen 

 

Ogni volta che io o Philip controllavamo la rete nei punti più nascosti il mio cuore batteva all’impazzata, ma ogni volta gli esemplari possibili erano piccoli “raimbowfishes”. Tirammo tutta la rete fuori dall’acqua  e controllammo tutti i piccoli pesci, uno alla volta, mentre le speranze si dissolvevano. Quindi, mentre stavamo per rilasciare il pescato in acqua, con la coda dell’occhio vidi qualcosa di piccolo, trasparente e con un cenno di giallo. Quasi in contemporanea anche Philip notò la stessa cosa, e potemmo urlare: “ L’ABBIAMO PRESO!”

 

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“L’abbiamo preso!” Finalmente un Kiunga ballochi. Foto di G. R. Allen

 

Con il cuore in gola fissavo l’esile pesce, abbastanza incredulo, respirando affannosamente per l’emozione. Era lungo 2 cm circa, trasparente, il corpo giallo vivo e i bordi delle pinne di un bianco marcato. Era il nostro pesce, non potevi sbagliarti, qualcosa di bello e particolare. Non avevamo nulla per contenere la piccola meraviglia, così gridai a papà di portare un secchio. Io e Philip ci demmo il cinque, e mai come questa volta la mia mano suonò così decisa e forte, visto che festeggiavamo la nostra scoperta, come se avessimo vinto il campionato dell’Australian Football League. Papà si precipitò alla macchina, ancora non aveva visto il pesce, e si procurò il secchio e la macchina fotografica per suggellare il momento per i posteri. Con estrema cautela ho riposto nel secchio il primo Kiunga ballochi ripescato in natura dopo oltre 20 anni.

 

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Il piccolo gioiello che abbiamo inseguito: Glass Blue-eye Kiunga ballochi. Foto di M. Allen

 

Dove se ne trova uno se ne trovano altri, e quindi io e Philip lasciammo l’unico esemplare nelle mani di papà, a disposizione della sua ammirazione e rimessa la rete in acqua, molte, molte volte in varie aree del ruscello, infine ne catturammo altri 4 esemplari.

Con la luce del giorno che velocemente ci lasciava, abbiamo interrotto la pesca e trasferito il nostro bottino prezioso nelle buste ossigenate prima di far ritorno, giubilanti, a Kiunga. Le ore successive  le passammo fotografando la scoperta preziosa.

Sebbene era di immensa soddisfazione il ritrovamento di un pesce in natura, la difficoltà l’avremmo incontrata nel far capire che la specie, che era segnalata come estinta, non era comunque fuori pericolo, e che l’impegno doveva essere nel preservare il suo stato di conservazione.

Non è estinto in natura, ma sappiamo però che la sua localizzazione è in un’area ristretta dell’alto Fly River. Quest’area sta subendo la vasta intrusione dell’uomo, popolazioni in crescita, che nell’intento di migliorare la propria qualità di vita, innesca una reazione a catena che parte dalle risorse locali delle operazioni minerarie della Ok Tedi. Un numero crescente di gente vuol dire un maggiore e devastante impatto ambientale, e naturalmente una crescita di richiesta di acqua per bere, lavarsi e lo sviluppo di nuove risorse come il sago. Ulteriori minacce sono rappresentate dall’introduzione di nuove specie ittiche non-endemiche che si sono insediate nel posto, il più preoccupante di questi è il testa di serpente Channa striata.

 

 

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Channa striata, livrea giovanile sopra, adulta sotto. Foto di M. Allen 

 

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Il Blue-eye di Heiko Kiunga bleheri. Foto di M. Allen

 

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A pesca di altri Kiunga e l’autore felice davanti alla località del K. ballochi. Foto di G. R. Allen

 

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La suggestiva Kiunga-Tabubil highway e uno dei numerosi villaggi lungo la strada. Foto di M. Allen 

 

Questo pesce è robusto come una scarpa vecchia, ed è per natura un vorace predatore. E’ stato catturato durante le ultime escursioni lungo tutto il Fly. Nell’ultimo quarto di secolo il Kiunga ballochi è passato da uno stadio di abbondanza ad un punto ristretto in cui è anche raro, sebbene un mirato e accurato piano di conservazione risulta essere praticamente impossibile per il problema dell’inaccessibilità degli habitat acquatici lungo tutto il raggio, oltre le strade principali che lo attraversano. Chi lo sa, forse i branchi che sono stati menzionati nella descrizione originale sono ancora in essere nelle porzioni di acque nascoste e protette dall’impenetrabilità della foresta pluviale, lontani dalle strade principali. Spero vivamente che sia questa la realtà, ma per il momento sono solo contento di aver trovato questo pesce in natura e mi sento fortemente privilegiato di aver avuto l’opportunità di condividere la riscoperta di un autentico gioiello della fauna ittica dell’Australia-Nuova Guinea .

 

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Un magico tramonto sull’imponente Fly River, il 23° fiume più grande del nostro pianta. Foto di M. Allen 

 

Poscritto: Malgrado gli elementi erano tutti a nostro sfavore, siamo riusciti a raccogliere e fotografare 65 differenti pesci d’acqua dolce nel Fly; un viaggio pieno di soddisfazioni sotto ogni aspetto.
I membri dell’ANGFA e gli abbonati del “Fishes of Saul” dovrebbero prestare attenzione al nuovo libro intitolato “Pesci d’acqua dolce del Fly River (di G. R. Allen, A. Storey e M. Yarrao)” illustrato con foto fatte durante la spedizione. Sarà disponibile nel 2008.

 

Referenze
Allen, G. R. 1983. Kiunga ballochi, a new genus and species of rainbowfish (Melanotaeniidae) from Papua New Guinea. Tropical Fish Hobby v. 32 (no. 2): 72–77.
Allen, G. R. 2004. Kiunga bleheri, a new Blue-Eye (Pisces: Pseudomugilidae) from fresh waters of Papua New Guinea, aqua, Journal of Ichthyology and Aquatic Biology 8 (2): 79–85.
Bleher, H. 1994. Kiunga. Aqua Geõgraphia. Vol. 9: 34-57.
Crockford, B. 1997. Kiunga ballochi. Fishes of Sahul 11 (2): 505–507.

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